A qualsiasi ora del giorno gli operai lavorano sui ponteggi e lungo le strade magari
asfaltandole. E lo fanno con una temperatura esterna superiore ai 30°.
E se molte regioni italiane hanno già adottato misure specifiche per proteggere i lavoratori dalle ondate di calore, la Regione Lombardia è ancora latitante nell’emanare un proprio decreto mettendo a rischio la salute dei lavoratori nell’edilizia.
<<È inaccettabile – sottolinea Riccardo Cutaia, Segretario Generale Regionale della FENEALUIL Lombardia – che Regione Lombardia non abbia ancora preso provvedimenti concreti per tutelare i lavoratori dal caldo estremo. Altre regioni, come la Campania e l’Emilia-Romagna, hanno già implementato ordinanze specifiche per proteggere i lavoratori esposti al sole, dimostrando che interventi tempestivi sono possibili e necessari>>.
Ma se le parole del numero uno degli edili della Uil lombarda sono perentorie, altrettanto lo è la richiesta di avere misure strutturali e definitive, perché il caldo, come il freddo, arriva tutti gli anni.
<<La rimodulazione degli orari lavorativi nei periodi più caldi – prosegue Cutaia – non può essere vista come una misura spot, da rivedere anno dopo anno. È necessaria una legge strutturata che preveda protocolli chiari e applicabili a livello nazionale. La sicurezza sul lavoro è una battaglia centrale della UIL, con l’obiettivo di azzerare i morti sul lavoro. Non possiamo permetterci di discutere di queste misure solo dopo che si verifichino incidenti o
malori gravi nei luoghi di lavoro per poi assistere a passerelle politiche per esprimere cordgoglio>>.
Ma, Cutaia non si ferma qui e va oltre, pensando anche a quanto la legge Calderoli sull’autonomia differenziata, potrebbe complicare ulteriormente la gestione di temi come la sicurezza sul lavoro. <<I contratti collettivi nazionali (CCNL) – conclude il segretario generale Feneal Lombardia – seguiti dalla FENEALUIL e per i quali abbiamo avanzato le piattaforme di rinnovo, includono misure per la tutela dei lavoratori anche nei periodi di caldo estremo. Tuttavia, l’autonomia differenziata rischia di creare contraddizioni e incertezze, vanificando gli sforzi fatti a livello nazionale. È fondamentale che ci sia una
risposta concreta da parte delle istituzioni attraverso tavoli tecnici e politici che coinvolgano tutte le parti sociali. Ad oggi, però, non abbiamo visto soluzioni adeguate,” continua Cutaia.
“Le recenti misure introdotte dal Governo, pur essendo un passo avanti, sono state criticate per essere insufficienti e tardive. Non possiamo accontentarci di provvedimenti emergenziali che non risolvono il problema alla radice. Invitiamo tutte le parti coinvolte a lavorare insieme per garantire che la sicurezza e la salute dei lavoratori siano
sempre al primo posto, con misure strutturali e non temporanee. Solo così potremo assicurare un ambiente di lavoro sicuro e sano per tutti>>.
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