Chiamarsi Giuseppe e fare l’artigiano. Per 2280 persone tra Milano e la Brianza domani, 19 marzo, è una doppia festa o addirittura tripla se sono anche padri di famiglia. E per 162 di questi che sono pure falegnami, ebanisti o carpentieri la giornata di San Giuseppe, patrono degli artigiani, assume un significato ancora più unico. Anzi, secondo un vecchio adagio, “chi si chiama Giuseppe e fa il falegname, è artigiano due volte”.
Secondo i dati del Registro Imprese, rielaborati da Unione Artigiani, i “Giuseppe” di mestiere artigiano sono 551 nella città di Milano (25 falegnami), 1120 nell’area metropolitana (68 quelli impegnati nel legno e arredo) e 609 tra Monza e Brianza con 69 legnamè battezzati col nome del Santo.
Esaminando i dati dal punto di vista anagrafico e temporale si nota che il nome Giuseppe è particolarmente diffuso tra gli artigiani boomer, nati negli anni ’60 e fino ai primi ’70. Tra i più giovani è una rarità.
“San Giuseppe rappresenta il valore del lavoro silenzioso, della competenza costruita giorno dopo giorno, della dignità che nasce dal saper fare – commenta Marco Accornero, Segretario di Unione Artigiani Milano Monza Brianza – È un simbolo che ci ricorda da dove veniamo: botteghe vive, mani esperte, tradizioni tramandate con orgoglio. Ma essere artigiani oggi significa anche guardare avanti con coraggio. Il futuro ci chiede di innovare senza perdere l’anima, di accogliere le nuove tecnologie come strumenti e non come sostituti, di formare nuove generazioni capaci di unire creatività, sostenibilità e competenza. Come associazione, il nostro impegno è chiaro: sostenere chi crea, tutelare il valore del lavoro artigiano, promuovere una cultura che riconosca il giusto valore economico e sociale della qualità. Vogliamo un futuro in cui l’artigianato non sia solo memoria, ma protagonista dello sviluppo, della bellezza e dell’identità dei nostri territori”
“Ho sempre avuto la passione per il lavoro manuale. Mio padre, altra generazione, era un tuttofare e mi ha insegnato i rudimenti. Poi ho per quieto vivere ho fatto per oltre vent’anni l’impiegato amministrativo: fatture, contabilità, bilanci… La sera, nei fine settimana, davo una mano ad amici e familiari a sistemare mobili e qualche lavoretto casalingo. Le persone a cui davo una mano mi hanno sempre detto che con le mani sono bravo e risolvo in autonomia diversi problemi. Ad un certo punto ho capito che la scrivania mi stava stretta, avevo bisogno di cambiare. Pochi mesi fa ho preso coraggio, a 47 anni ho lasciato l’ufficio e ho aperto la mia ditta da falegname tuttofare, come mio padre. Il nome che ho scelto? Ghe Pensi Mi, è un adagio brianzolo-milanese che rappresenta perfettamente la mia filosofia.”
Il monzese Giuseppe De Sanctis festeggerà per la prima volta il 19 marzo alla terza potenza: onomastico, come papà e da quest’anno anche come artigiano.
“Avevo il destino scritto nel nome? Chissà. Ho aperto da poco, mi sento ancora in rodaggio. Ho da imparare, continuo a fare qualche piccolo corso. Non ho ancora un laboratorio, vado a casa dei clienti con la mia valigetta degli attrezzi. Sogni nel cassetto? Mi piacerebbe creare vari team di lavoro da tuttofare sotto il marchio “Ghe Pensi Mi”, la formula è tutta da studiare ma vedo questa opportunità”.
SAN GIUSEPPE, ALCUNE COSE CHE FORSE NON SAPEVI
Nei Vangeli, Giuseppe viene definito con il termine greco tekton, che non indica solo il falegname ma più in generale un artigiano costruttore, capace di lavorare il legno e altri materiali.
Proprio per il suo mestiere e per il valore simbolico del lavoro quotidiano, San Giuseppe è diventato nel tempo patrono degli artigiani, dei falegnami e dei lavoratori manuali.
San Giuseppe si festeggia due volte. Per tradizione, appunto, il 19 marzo, ma dal 1955 per volere di Papa Pio XII, è stata istituita la celebrazione di S. Giuseppe artigiano anche il 1°maggio, nel giorno della festa dei lavoratori.
Il 19 marzo, dal 1977, è una festività soppressa sostituita da ore di permesso retribuito.
Per la Chiesa vi è un altro patrono di fabbri e falegnami: è san Servazio, ricordato il 13 maggio.
Al Giubileo degli Artigiani il 19 marzo del 2000 Papa Giovanni Paolo II disse: “A lui (San Giuseppe) voi guardate come ad esempio di laboriosità e di onestà nel lavoro quotidiano”.
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