Giovedì 16 aprile, l’Università degli Studi di Milano presenta: “Dove la guerra distrugge, l’archeologia resiste”. Quarto appuntamento del ciclo “Svelare il passato. L’archeologia della Statale incontra la città”.
L’incontro, aperto al pubblico, sarà dedicato alla ricerca archeologica nella piana di Erbil (Kurdistan iracheno), una delle zone coinvolte nel conflitto in corso.
Accanto alla dimensione storica, l’incontro propone anche un’urgente riflessione sul presente. In un momento in cui i conflitti armati continuano a colpire duramente il Medio Oriente — dall’Iran alla Palestina, dal Libano al Golfo e all’Iraq —
a essere minacciate non sono solo le vite umane, ma anche il patrimonio culturale, esposto a distruzioni, saccheggi e cancellazioni irreversibili. La ricerca archeologica assume quindi un significato che va oltre la dimensione scientifica, configurandosi come una forma concreta di responsabilità e, in molti casi, di resistenza culturale.
Operare sul campo significa contribuire alla tutela del patrimonio, contrastarne la dispersione e riaffermare, attraverso la conoscenza, il valore universale della cultura. In questo quadro, il riferimento all’azione dell’UNESCO, che compie quest’anno ottant’anni, richiama con forza il ruolo delle istituzioni internazionali nella salvaguardia del patrimonio culturale e nella promozione della pace, oggi più che mai chiamate a rinnovare il proprio impegno. L’archeologia si configura dunque come uno spazio di dialogo e cooperazione, capace di costruire relazioni anche nei contesti più fragili.
Luca Peyronel, coordinatore dell’iniziativa e delegato della Rettrice per gli scavi archeologici dell’Università degli Studi di Milano, e Agnese Vacca, ricercatrice del Dipartimento di Studi letterari, filologici e linguistici dell’Università Statale, presenteranno le ricerche in corso nei siti di Helawa e Aliawa (Kurdistan iracheno), offrendo un aggiornamento sui risultati delle indagini in una delle regioni più rilevanti della Mesopotamia settentrionale. Dalle prime comunità neolitiche alla nascita delle città, fino all’età dei grandi imperi dell’Asia occidentale, la conferenza ricostruisce le trasformazioni delle società che hanno abitato la piana di Erbil nel corso dei millenni.
La sede della conferenza sarà il Labirinto, ideato da Arnaldo Pomodoro e ispirato ai miti di Gilgamesh e all’immaginario della Babilonia: straordinaria opera d’arte che rievoca in forma contemporanea le espressioni culturali della Mesopotamia, offrendo una cornice simbolica che mette in dialogo arte, memoria e archeologia.
L’incontro si aprirà con i saluti della Direttrice Generale della Fondazione Arnaldo Pomodoro, Carlotta Montebello, e del professore Luca Peyronel.
Al termine, i partecipanti potranno visitare il Labirinto, completando l’esperienza con un percorso immersivo che restituisce, attraverso il linguaggio dell’arte, la profondità storica e simbolica delle civiltà del Vicino Oriente.
In allegato: conferenza del 16 aprile e programma del ciclo completo.
Fotografie degli scavi a disposizione su richiesta.
Ingresso libero con prenotazione
Il ciclo “Svelare il passato” è realizzato con la collaborazione del Comune di Milano, della Fondazione Luigi Rovati, della Fondazione Arnaldo Pomodoro, del Fondo Ambiente Italiano e della Diocesi di Milano, che hanno messo a disposizione alcuni dei loro spazi culturali per ospitare gli incontri.
Scopri di più da GazzettadiMilano.it
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.


















































