Filiera latte, mozione Mazzali e Rota (FI)

“Con questa mozione abbiamo voluto affrontare la crisi del settore lattiero-caseario lombardo non con un approccio generico o emergenziale, ma entrando nel merito delle sue cause strutturali.

La Lombardia rappresenta il principale bacino produttivo lattiero-caseario italiano, con oltre il 40% della produzione nazionale, e svolge una funzione essenziale sotto il profilo economico, occupazionale, territoriale e agroalimentare. Proprio per questo la situazione attuale non può essere letta come una semplice oscillazione di mercato. Siamo di fronte a una distorsione profonda della filiera, che sta comprimendo in modo sempre più grave la sostenibilità economica delle imprese agricole.”

“La mozione parte da un dato di realtà molto chiaro: nonostante l’accordo raggiunto alla fine dello scorso anno avesse previsto per il primo trimestre 2026 un prezzo medio di 53 centesimi al litro riconosciuto agli allevatori, le quotazioni sono precipitate fino a toccare, in alcuni contesti, i 23 centesimi. A questo si aggiunge un calo del 15% rispetto all’anno precedente, a fronte di prezzi finali al consumo che non registrano una corrispondente diminuzione. È qui che si manifesta la vera anomalia: il valore si disperde lungo la catena e a pagare il prezzo più alto sono, ancora una volta, i produttori.”

“Abbiamo voluto inoltre mettere nero su bianco che le difficoltà del comparto derivano da una pluralità di fattori concorrenti: sovrapproduzione a livello europeo, rallentamento della domanda interna, forte volatilità del latte spot, pressione competitiva internazionale e ingresso di prodotto estero a prezzi sensibilmente inferiori. In questo quadro, i costi di produzione restano incompatibili con prezzi alla stalla inferiori ai 50 centesimi, con il risultato che molte aziende lombarde stanno producendo in perdita e vedono seriamente compromessa la propria continuità.”

“Il punto politico e tecnico centrale della mozione è però un altro: non basta inseguire la crisi con misure occasionali o compensative. Occorre intervenire sulle regole della formazione del prezzo, sulla trasparenza economica della filiera, sul rafforzamento della capacità contrattuale degli allevatori e sulla tutela della concorrenza leale. È una scelta di impostazione molto precisa, perché riconosce che il problema non è soltanto il livello del prezzo, ma il modo in cui il valore viene distribuito tra produzione, trasformazione e distribuzione.”

“Per questo, tra gli impegni richiesti alla Giunta, abbiamo indicato anzitutto l’attivazione di una sede permanente di confronto regionale con le associazioni di categoria e con la Grande Distribuzione Organizzata, anche al fine di verificare la corretta attuazione dell’intesa raggiunta il 27 marzo presso il Ministero dell’Agricoltura. Quell’accordo, che per l’Italia settentrionale fissa per i prossimi tre mesi un prezzo medio di 47 centesimi al litro, più qualità e IVA, con garanzie sul ritiro delle disdette e sul pagamento delle eccedenze al prezzo del latte spot, è certamente un risultato significativo, ma richiede monitoraggio, controllo e continuità.”

“La mozione chiede poi che il settore lattiero-caseario sia riconosciuto come comparto strategico nazionale meritevole di specifiche misure di tutela, e che presso il Governo siano promossi interventi ulteriori e strutturali: sgravi fiscali, riduzione del costo dell’energia, ampliamento del credito d’imposta, ma soprattutto strumenti capaci di garantire maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi e condizioni contrattuali più eque per i produttori.”

“Un altro passaggio qualificante è la richiesta di piena e rigorosa applicazione della disciplina sulle pratiche commerciali sleali nella filiera agroalimentare, con particolare riferimento a quei comportamenti che determinano una compressione ingiustificata del prezzo riconosciuto agli allevatori. Qui sta uno dei nodi più delicati: non è più accettabile che il rischio economico dell’intera catena venga trasferito quasi esclusivamente sulla parte agricola.”

“In questa stessa logica abbiamo chiesto l’istituzione di un sistema nazionale obbligatorio di trasparenza economica della filiera lattiero-casearia, fondato sulla rilevazione e pubblicazione periodica di prezzi, costi e margini nelle diverse fasi della catena del valore, dal produttore fino alla distribuzione finale. Senza dati trasparenti e leggibili non esiste un mercato davvero equo, e senza un mercato equo non esiste sostenibilità per chi produce.”

“La mozione interviene anche sul piano del riequilibrio contrattuale, chiedendo il rafforzamento delle organizzazioni dei produttori, delle cooperative e degli strumenti di aggregazione economica riconosciuti dall’ordinamento europeo, così da aumentare il potere negoziale degli allevatori nella definizione delle condizioni contrattuali. Allo stesso modo, chiede modelli contrattuali di filiera più trasparenti, verificabili e coerenti con l’andamento effettivo dei costi di produzione.”

“Abbiamo ritenuto fondamentale inserire anche il tema della gestione del rischio, chiedendo la piena attivazione, nell’ambito della Politica Agricola Comune, dei fondi mutualistici e dei meccanismi di stabilizzazione del reddito riferibili al comparto lattiero-caseario, così come un’interlocuzione con il sistema bancario a sostegno delle imprese zootecniche in difficoltà. Perché tutelare una filiera strategica significa anche costruire strumenti finanziari e assicurativi adeguati alla sua vulnerabilità.”

“Sul fronte della concorrenza, abbiamo voluto introdurre due principi molto netti. Il primo è il rafforzamento degli obblighi di tracciabilità e di indicazione dell’origine del latte e dei prodotti lattiero-caseari, affinché il consumatore possa distinguere con immediatezza il prodotto nazionale da quello importato. Il secondo è il principio di reciprocità effettiva negli standard sanitari, ambientali, sociali e produttivi applicabili ai prodotti importati: non possiamo continuare a imporre alle imprese italiane standard elevati e consentire contestualmente l’ingresso di merci realizzate con regole meno onerose.”

“Tra i punti più importanti della mozione vi è inoltre la richiesta di istituire un osservatorio permanente nazionale sui costi di produzione del latte, sui margini di filiera e sugli effetti delle importazioni. È una proposta molto concreta, perché consente di fondare le decisioni pubbliche su un supporto tecnico stabile, capace di misurare in modo oggettivo la sostenibilità economica del comparto.”

“Abbiamo chiesto che, in raccordo con il Governo, vengano valorizzati il latte e i derivati di origine italiana e lombarda nelle procedure di acquisto pubblico e nella ristorazione collettiva, come leva di sostegno alla filiera corta, alla qualità e alla riconoscibilità della produzione nazionale. A questo si affiancano la promozione della produzione locale, la valorizzazione della tracciabilità rispetto ai prodotti d’importazione e il sostegno agli investimenti in tecnologie che riducano i costi operativi, migliorino il benessere animale e aumentino la resilienza delle stalle.”

“Questa mozione, dunque, non si limita a chiedere aiuti: costruisce un impianto preciso di riequilibrio del mercato. Difendere il latte lombardo significa difendere reddito agricolo, sicurezza alimentare, qualità produttiva, presidio delle aree rurali e capacità competitiva del nostro sistema. E significa, soprattutto, riportare giustizia economica dentro una filiera che oggi scarica troppe tensioni proprio su chi produce il valore originario.”


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