Semplicemente donna, conosciamo Regina.

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di Viviana Bazzani

Ci sono terre lontane che parlano di colori, energia e musicalità… il Brasile è una di queste, capace di dare artisti spettacolarmente vulcanici e unici.

Aparecida SARAIVA, conosciuta con lo pseudonimo REGINA è la Donna che, oggi, si racconta parlandoci di una vita costretta ad intersicarsi con culture diverse e, a volte, complicate.
D – Sono gli anni 80 che ti portano a rapportati, per la prima volta, con usi e costumi europei.
Quali le difficoltà rispetto alla vita che trascorrervi in Brasile?
R – In quei anni arrivai a Parigi con una grande voglia di mostrare al mondo le mie capacità non solo di ballerina ma, sopratutto, di cantante. Facevo parte dei “FORBBIDEN FRUIT” e con loro, ogni sera mi esibivo nei vari piano bar e localini caretteristici parigini.
Ricordo che mi dovevo dividere tra diversi lavori come cameriera e baby-sitter che mi consentivano di sopravvivere in una città che era particolarmente onerosa perché, la passione per la musica, non ti dava da vivere.
Non ti nascondo che ho dovuto modificare il mio modo esuberante e allegro nel rapportarmi alla gente di Parigi. Imparai, anche su consigli di amici francesi, a sorridere di meno in quanto il mio atteggiamento era, quasi sempre frainteso. La Francia è una nazione elegante ma molto attenta agli atteggiamenti, inoltre, compresi che diventare una cantante era difficilissimo per chi, come me, non era di nazionalità francese.
In Francia è difficile arrivare al successo ma, una volta raggiunto non rischi di essere dimenticato o accantonato come spesso succede in Italia.
D – Quando decidi che l’Italia sarebbe diventata la tua nuova famiglia.
R – Sinceramente non pensavo che un giorno l’Italia sarebbe diventata la mia seconda patria. Il tutto nasce casualmente nell’andare a trovare una mia amica a Milano, erano i primi anni 90, e tra cene e nuovi incontri professionali m’innamorai di questa terra che mi ricordava fortemente il mio Brasile. Gli italiani, scoprii piacevolmente, delle similitudini con il popolo brasiliano.
Non ti nascondo che ripresi a sorridere ma, soprattutto, ritornai ad essere pienamente me stessa senza timori di fraintendimenti.
L’Italia mi ha portato fortuna sopratutto quando ebbi la fortuna d’incontrare i miei produttori discografici come MAX MOROLDO e FRANCESCO MARCHETTI maestri della Disco Music i quali mi proposero il brano dance “Day Bay Day” era l’anno 1997.
D – Dopo questo importante lavoro discografico arriva il grande successo mondiale “Killing me Softly” che ti cambia la vita.
R – Inaspettatamente incido questo pezzo dopo un periodo lavorativo come “turnista” ( professionisti che incidevano brani prestando la propria voce ad altre persone come le ragazze del programma di NON È LA RAI) senza farmi illusioni…. poi, come per magia, inizia a sentire il mio pezzo in tutte le più importanti radio italiane e il passaggio fu brevissimo nel trovarmi protagonista nei più grandi eventi musicali mondiali.
Mi sentivo una “Regina” ma sempre consapevole di non volare troppo in alto perché tutto poteva finire.
D – Dopo tanti brani di successi arriva anche la buona televisione come “Chiambretti Night” assieme al Pierino nazionale e un programma radiofonico nazionale.
R – È stata un altra bella emozione lavorare con un grande professionista come Piero Chiambretti in un format televisivo ironico e intelligente. Da lui ho imparato tantissimo facendo tesoro di ogni suo consiglio. Anche la radio mi sta regalando momenti fantastici. Lavorare per R 101 nel programma mattutino PROCEDIAMO con Fernando PROCE e Sabrina Bamby è una carica positiva per me e, spero, per i numerosi radioascoltatori che ci seguono.
D – Come vedi il tuo futuro?
R – Sono sempre stata una donna e un artista che vede il bello e il buono in ogni persona e in ogni realtà che incontro. Il buon Dio mi ha dato tanto  e sono certa che non mi abbandonerà mai.
Ho la fortuna di avere un grande amico come Lele Mora sempre pronto a consigliarmi nelle mie scelte professionali …. l’unica brezza malinconica è il non aver ancora formato una bella famiglia, mi manca l’amore ma, sopratutto, un uomo capace di comprendere il mio lavoro nel rispetto reciproco. Intanto io continuo a sorridere!!.
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