Semplicemente Donna, conosciamo Josa, gallerista d’arte.

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di Viaviana Bazzani

Ci sono donne che esprimono su tela le loro emozioni attraverso un esplosione di colori, ombre e luci. L’arte della pittura è un grande dono e quando l’artista è una donna sembra, per magia, riuscire ad inglobare sentimenti unici….poi, se la pittrice, viene da una Nazione che ha molto da raccontare nelle tradizioni e nella bellezza della sua terra allora, ecco il Valore aggiunto.

Grazia Smilovich, italo slava meglio conosciuta tra i galleristi con il nome di Josa, “I quadri di Jovialdi”.

D – in questo periodo difficile per tutti gli artisti l’ispirazione e la passione  l’hanno abbandonata per qualche momento?

R -La passione mai; l’ispirazione è venuta a mancare, devo ammetterlo, ma ,imputo questo , alla forte pressione emotiva che tutti stiamo subendo.

D – perché Jovaldi e non Smilovich , a cosa si deve la scelta di firmarsi con questo nome?

R- In verità la firma che appongo sulle mie opere è Josa, nome che ho ereditato dalla mia nonna paterna. Jovialdi  è lo scrigno che racchiude tutto quello che rappresento come artista, è la mia pagina Facebook,è il nome che ho dato ad alcune mostre a cui ho partecipato in giro per l’Italia. Jovialdi  è l’acronimo di quattro nomi, persone importantissime nella mia vita

D- I suoi sono dipinti dai colori scuri, immagini di mare in burrasca e giochi di ombre di boschi nella notte, sembra non appartengano ad una donna solare come è lei, a cosa si deve questa ricerca di colori e particolari , e perché il mare in burrasca?

R – Diciamo che io, quando mi  pongo davanti alla tela, divento uno strumento e non so mai quello che andrò a dipingere.
Come ho già avuto modo di raccontare, quando faccio uno sfondo, scruto quello che è già insito anche se invisibile, e do vita al dipinto seguendo  linee e immagini che solo io vedo già. I miei dipinti nascono così.

D – La  particolarità della sua pittura è stata apprezzata e premiata in mostre importanti. Ci vuole parlare dei suoi riconoscimenti?

R -Ho avuto l’onore di esporre in Musei e Palazzi prestigiosi, dal Saluzzo e il Ducale di Genova, a Palazzo Zenobio a Venezia;
ho esposto ad Anagni, in un’ incantevole location, e ad oggi una delle mie opere si trova alla Rocca Paolina,a Perugia.
Nel 2019 ho partecipato al Primo Simposio Internazionale D’Arte di Coseano , in Friuli , come artista di strada,un’esperienza indimenticabile. Negli ultimi due anni ho fatto delle personali molto interessanti anche nella mia città .

D- per lei cosa contraddistingue il dipinto di una pittrice da un pittore.

R -Non faccio particolari distinzioni  fra il dipinto di una pittrice rispetto a quello di un pittore; nella mia lunga carriera ho incontrato pittori dalla sensibilità espressiva molto vicina a quella che ci si aspetterebbe di trovare in un tratto femminile,e, per contro, opere realizzate da pittrici contenenti tratti decisamente essenziali, quasi duri,lontano dalla sensibilità cosiddetta femminile.L’arte, secondo la mia visione,non ha sesso.

D – a quale opera si sente particolarmente legata e si ricorda il suo primo dipinto esposto?

R – Un’ opera a cui sono particolarmente legata, e che ha in qualche modo sostituito un quadro a me carissimo ,è quella esposta ad oggi a Perugia , il titolo è “Jonathan Livingston “ ed è ispirata al gabbiano dell’omonimo romanzo.
Jonathan è il nome del mio secondogenito.

D- c’è stata un opera che alla fine non le ha dato alcuna emozione?

R -No, parte sempre tutto dall’emozione ,è la molla che fa scattare il desiderio di sedersi al cavalletto

D – come rappresenterebbe in un suo dipinto la “pandemia”?

R -L’ho rappresentata,in un dipinto molto grande e intenso dal titolo “L’uscita dal tunnel”, quadro pilota di una mostra che si è svolta nella mia città.

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