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di Viviana Bazzani

Esistono donne che regalono emozioni senza illudere i giovani talenti. Esistono donne capaci di tirare fuori le capacità artistiche di ragazzi e ragazze prendendoli per mano e proteggendoli come farebbe qualsiasi mamma…. lei è Alessandra Tagliente una menager atipica che, oggi, si racconta.

D – Quando nasce questa tua decisione di intraprendere il mondo “management” per i giovani talenti?
R – Quando ero piccola notavo che molti miei coetanei si confidavano dei loro problemi, delle paure dei loro timori. Con me si sentivano protetti dalle miei parole e dal mio ottimismo sulla vita. Con il trascorrere del tempo le cose non sono cambiate anzi, la mia casa, era diventata il rifugio emozionale di tutti ma, in particolare, di giovani ragazzi con tanti sogni artistici nel cassetto. Quindi, circa dieci anni fa, ho creato la “joelboygirl”.
D – Cosa promuove la tua agenzia e in cosa si differenzia dalle tante agenzie di spettacolo in Italia.
R – Io sono presente fisicamente vicino al ragazzo talentuoso e alla sua famiglia. Mi spiego meglio, quando mi contattano sui social c’è il primo incontro del giovane talento con i suoi genitori. Si parla e si cerca di capire quali siano le sue potenzialità e il percorso di studio da fare. Non ho mai illuso nessuno, pur trovandomi difronte a ragazzi bravi nel ballare, cantare o con vene artistiche recitative.
La mia è una sorta di agenzia e  scuola strutturata in modo familiare. Tutto è alla luce del sole e i confronti di idee e opinioni sono sempre ascoltati e vagliati.
Insegno le regole del rispetto e della buona educazione che bisogna avere nella vita e, soprattutto, in questo mondo complesso e non scontato.
Insegno la puntualità è l educazione e con queste basi che si parte con lo studio.
D – Ti avvali di professionisti?
R – Assolutamente si, la scelta è basata sul suo curriculum che viene attentamente analizzato. Per i miei ragazzi voglio il meglio, voglio insegnanti e vip che possono raccontare cosa sia veramente la realtà del mondo dello spettacolo. Prima regola non illudere, seconda regola sapere che raggiungere  il successo è difficilissimo, come dice la canzone di Gianni Morandi “uno su mille ce la fa”, terza è studiare… studiare… studiare.
D – Molti giovani sognano i reality  come  vetrina che gli consente il percorso più facile, la sua opinione?
R – I reality visti da questa angolazione danno una percezione distorta di cosa sia il mondo dei talenti. Faccio loro analizzare quanti vincitori di queste realtà sono scomparsi bruciando in tempi brevi ciò che si poteva preparare con uno studio mirato per poi essere forti nel presentarsi a produzioni e casting.
D – In questi anni ci sono stati allievi che dopo un periodo di studio stanno raccogliendo i primi frutti?
R – Si, e non uso il termine diversi perché direi una falsità. Pochi ma validi come Felice Cormio prossimamente nel cast di un programma Rai e Leonardo Bocala volto di spot nazionali e ruoli secondari in fiction sempre Rai.
Alcuni allievi hanno lavorato El progetto internazionale promosso da “Universities
Network of Cildren”.
D – Cosa augura alla giovane generazione di talenti artistici?
R – Le passioni non devono essere acconantonate ma, con la consapevolezza, che bisogna preparare un percorso parallelo lavorativo che ti permetta di vivere. Purtroppo i giornali sono pieni di storie di artisti caduti economicamente in disgrazia.
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