Presentato alla Biblioteca Accursio il libro che racconta la vita e l’eredità di un uomo diventato simbolo del suo quartiere
«La morte non spegne la luce: la lascia accesa in un altro luogo», scriveva Sant’Agostino. E la luce di Giuseppe Ferraro, maestro parrucchiere e figura amatissima di viale Certosa, continua a brillare attraverso le storie, i ricordi e i valori che ha lasciato in eredità. Una luce che oggi trova nuova forma nel libro Frammenti di Memoria. Storia e testimonianze del maestro parrucchiere Giuseppe Ferraro e della sua bottega storica, firmato da Antonio Barbalinardo e Carmelo Ferraro, figlio devoto che restituisce alla città di Milano un cittadino modello : il suo papà.
Un libro che custodisce una vita intera
La presentazione del volume, ospitata nella Biblioteca Accursio, non è stata soltanto un evento culturale, ma un vero momento di comunità. Proprio lì, nel cuore del quartiere che ha visto nascere la storica bottega di Ferraro, si sono ritrovati amici, clienti di quattro generazioni, rappresentanti delle istituzioni e semplici cittadini che in Giuseppe avevano trovato un punto di riferimento.
Il libro ripercorre la storia di un uomo arrivato a Milano nel dopoguerra, spinto dalla madre a lasciare Sommantino, in provincia di Caltanissetta, per raggiungere il fratello e costruirsi un futuro. Una storia di emigrazione, sacrificio e riscatto, vissuta con la dignità e la forza tipiche di chi non ha mai smesso di credere nel valore del lavoro.
La bottega: più di un negozio, un’officina di idee
La barberia di Giuseppe non era solo un luogo dove tagliare i capelli. Era un salotto popolare, un osservatorio sociale, un punto di incontro. Qui si parlava di vita, di politica, di speranze. Qui si intrecciavano destini: matrimoni, nascite, lutti, progetti. Un luogo dove accogliere, ascoltare, informare e informarsi.
Durante la pandemia, a 90 anni, Ferraro ,il più veterano d’Italia, fu l’unico del quartiere ad alzare la saracinesca: non per necessità economica, ma per nostalgia della vita sociale. Un gesto che racconta più di mille parole.
La forza silenziosa della famiglia
Accanto a Giuseppe, per tutta la vita, c’è stata Teresa, anche lei siciliana. Una donna forte, discreta, capace di tenere insieme tutto con quella naturalezza che appartiene solo a chi ama davvero. Di lei, il figlio Carmelo dice una frase che racchiude un mondo: «Con lei tutto tornava a posto».
Teresa era un faro: una presenza che sapeva trasformare il quotidiano in un luogo sicuro, un abbraccio costante, quella sensazione di protezione e calore tipica delle famiglie del Sud. Senza di lei – lo riconoscono tutti – Giuseppe non sarebbe stato Giuseppe.
E senza quell’amore solido, quotidiano, Carmelo non sarebbe diventato l’uomo sensibile, creativo e rigoroso che oggi opera nel mondo della giustizia, nel mondo di M’impegno e di tante altre realtà attive per aiutare chi ha bisogno. La sua capacità di ascoltare, di comprendere, di costruire ponti nasce anche da lì: da una casa dove il rispetto, la dedizione e la cura erano valori vissuti, non proclamati.
I riconoscimenti di Giuseppe: una vita che diventa esempio
Il suo impegno e la sua dedizione sono stati riconosciuti con tre importanti onorificenze:
- Attestato di Bottega Storica, per il valore culturale e sociale del suo negozio
- Ambrogino d’Oro, simbolo della gratitudine della città di Milano
- Titolo di Cavaliere della Repubblica, conferito per l’esemplarità del suo percorso umano e professionale
Tre tappe che raccontano una vita vissuta con coerenza, generosità e senso civico.
Un uomo innamorato della cultura
Giuseppe amava anche la Scala. Faceva la fila per conquistare un posto al loggione, perché la bellezza – come il suo lavoro – era per tutti, non solo per pochi.
Le voci della presentazione
L’evento ha raccolto testimonianze intense, tra sorrisi e commozione. Tra gli interventi:
- Gabriele Albertini, già Sindaco di Milano, ha richiamato il valore dell’etica del lavoro e il significato dell’Ambrogino d’Oro.
- Paola Frassinetti, sottosegretario all’Istruzione, ha sottolineato l’esemplarità della sua vicenda umana.
- Chiara Valcepina, consigliere regionale, ha intrecciato memoria personale e collettiva.
- Elena Buscemi, presidente del Consiglio comunale, ha trasformato la storia individuale in un modello condiviso.
- Nino La Lumia, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Milano, ha valorizzato l’identità “siculo-milanese”, capace di unire rigore e relazioni.
- Un servizio della RAI, firmato da Enrico Rotondi, giornalista che ha moderato l’evento il 21 marzo scorso , lo ha definito “un Figaro in viale Certosa”, restituendo al pubblico la sua immagine più autentica.
Una storia privata che diventa patrimonio pubblico
Tutti gli interventi hanno concordato su un punto: la storia di Giuseppe Ferraro non appartiene solo alla sua famiglia. È una storia pubblica, che parla di Milano, del suo tessuto sociale, della sua capacità di accogliere e trasformare.
È la storia di un uomo che ha illuminato un quartiere con la semplicità del suo mestiere e la grandezza del suo esempio. Una luce che, come scrive Sant’Agostino, non si è spenta: ha solo cambiato luogo.
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