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Crisi Washington Post, annunciati tagli massicci

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Il Washington Post ha annunciato ieri, mercoledì 4 febbraio, una serie di licenziamenti su larga scala, infliggendo un nuovo duro colpo al quotidiano statunitense, dal 2013 di proprietà del fondatore di Amazon Jeff Bezos,

In una email inviata allo staff, il direttore esecutivo Matt Murray e il responsabile delle risorse umane Wayne Connell hanno invitato i dipendenti a “restare a casa per la giornata”, chiedendo però la partecipazione a una riunione su Zoom alle 8:30 (ora della costa est). “Le azioni che stiamo intraprendendo comprendono un ampio reset strategico con significativi tagli del personale”, ha detto Murray.

Secondo fonti interne, tra le misure previste figurano la chiusura quasi totale della sezione Sport, l’eliminazione della sezione Libri e la cancellazione del podcast quotidiano Post Reports.

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Uno dei tagli più pesanti riguarda la riorganizzazione della redazione Metro, che si occupa della copertura di Washington D.C., Maryland e Virginia. Anche la copertura internazionale verrà fortemente ridimensionata, sebbene alcune redazioni estere resteranno operative.

I licenziamenti erano attesi da settimane, soprattutto dopo che la dirigenza aveva comunicato internamente l’intenzione di non inviare giornalisti alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina di questo mese. Decisione che ha scatenato non poche critiche, tanto che, fa sapere Nbc News, con una parziale marcia indietro ora si prevede di inviare quattro giornalisti.

L’editore Will Lewis ha parlato in privato della necessità di riportare il Post alla redditività, concentrando gli investimenti su politica e poche altre aree strategiche, riducendo invece settori come lo sport e gli affari esteri. Questa prospettiva ha spinto diversi team di giornalisti a scrivere lettere al proprietario Jeff Bezos, chiedendogli di non smantellare la redazione.

In una lettera ottenuta da Cnn, firmata dal capo ufficio Matt Viser e da altri sette cronisti della Casa Bianca, i giornalisti avvertono che il giornale non potrà mantenere i suoi standard di eccellenza se verranno colpite in modo significativo altre aree della testata. “Se il piano è riorientare il giornale quasi esclusivamente sulla politica – si legge – vogliamo sottolineare quanto il nostro lavoro dipenda dalla collaborazione con le redazioni esteri, sportive e locali. Se una parte viene indebolita, ne risentiremo tutti”.

Un anno fa Bezos aveva già delineato una nuova visione per la storica sezione Opinioni, promuovendo principi libertari come il libero mercato e le libertà individuali, scelta che portò alle dimissioni del responsabile David Shipley. La svolta arrivò pochi mesi dopo la decisione di cancellare un editoriale di endorsement a Kamala Harris in vista delle elezioni del 2024, provocando un’ondata di disdette tra gli abbonati.

Alcuni giornalisti attuali ed ex dipendenti attribuiscono i drastici cambiamenti ai tentativi di Bezos di non entrare in conflitto con il presidente Donald Trump, considerando i complessi rapporti tra l’amministrazione Trump e Amazon. “Bezos non sta cercando di salvare il Washington Post, sta cercando di sopravvivere a Donald Trump”, ha scritto l’ex fact-checker Glenn Kessler in una recente rubrica.

Ancora più duro il commento dell’ex direttore Marty Baron, in pensione dal 2021: “Questo è uno dei giorni più bui nella storia di una delle più grandi organizzazioni giornalistiche del mondo”. Baron ha riconosciuto l’esistenza di seri problemi economici, ma ha aggiunto che “le difficoltà del Post sono state aggravate in modo decisivo da scelte sbagliate prese ai massimi livelli”.

“Non si può smantellare una redazione senza conseguenze per la sua credibilità, la sua influenza e il suo futuro”, ha dichiarato in un comunicato il Post Guild, il sindacato del quotidiano. “Solo negli ultimi tre anni, il personale del Post si è ridotto di circa 400 persone. Continuare a licenziare personale non farà altro che indebolire il giornale, allontanare i lettori e la missione del Post: chiedere conto al potere, senza timori o pregiudizi, e fornire informazioni essenziali alle comunità della regione, del paese e del mondo”.


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